Rete Giovani SEL – Federazione di Teramo
Circolo Tematico “Politiche Giovanili e Cultura”
In un periodo come questo, tra rischio di implosione dell’Euro e fallimento degli Stati in difficoltà, la classe politica italiana – e in particolar modo quella parte che sostiene in maniera incondizionata l’esperimento Monti – abusa, nel senso letterale del termine, delle parole “equità” e “giovani”, come fossero formule magiche che, una volta pronunciate, risolvono i problemi della società.
Questo modo di condurre la dialettica politica risulta sempre più ipocrita e fastidioso, perché volto soltanto a fare bella figura nei Talk Show.
Dopo lo stupro in senso liberista della Costituzione, operato la scorsa estate con l’introduzione del pareggio di bilancio, in questi giorni è al vaglio delle Camere la manovra finanziaria più ingiusta ed iniqua tra quelle che ricordiamo e il “governo dei professori”, quello del più ampio sostegno parlamentare della storia repubblicana, non riesce a fare altro che mostrarsi “audace nel colpire i poveri e timido nel colpire i ricchi”, come se per questo non sarebbe potuto bastare il duo Berlusconi-Tremonti.
Come si fa a dire di difendere le classi popolari e i lavoratori e poi votare una manovra così iniqua e recessiva (come hanno ammesso perfino la Banca d’Italia ed il suo governatore Visco*) dicendosi soddisfatti di aver ottenuto una ridicola sovrattassa dell’1,5/2% per i capitali scudati quando solo poche settimane prima della nascita del governo Monti si chiedeva almeno il 15%?
Con che faccia l’attuale parlamento voterà la manovra che ha di fatto abolito le pensioni di anzianità dal 2018 e penalizzato i lavoratori dipendenti (in larga parte operai) che hanno iniziato a lavorare sin da giovanissimi?
Con che faccia torneranno nel 2013 di fronte agli stessi lavoratori che, insieme a cassintegrati, precari e disoccupati, subiranno gli aumenti di Iva e carburanti decisi per non intaccare il benessere di quel 10% della popolazione che detiene il 44.5% della ricchezza del Paese? (Fonte: CGIL*)
E come si può essere credibili parlando di giovani se la proposta di riforma del mercato del Lavoro che ha fatto intendere Monti durante il suo discorso di insediamento prevede il modello Ichino, ovvero il contratto unico precario, per tutti?
È impressionante come il conformismo delle classi dirigenti italiane possa esaltare determinati modelli di politica economica, come la flessibilità del mercato del lavoro, che negli ultimi 20 anni hanno portato l’Italia alla rovina ed ignorare, bollandole come “utopie”, le forme alternative di sostegno ai giovani ed alle fasce più deboli della società in nome di una vera equità sociale.
In questo contesto la misura più incisiva per riequilibrare le disuguaglianze sociali e restituire dignità ad una fascia di popolazione in difficoltà e in costante aumento è il Reddito Minimo Garantito, chiamato anche reddito sociale o reddito di cittadinanza, un validissimo strumento di Welfare in grado di assicurare ai soggetti deboli con reddito (da pensione o da salario) basso o nullo o contratto precario una retribuzione minima in grado di soddisfare i bisogni indispensabili.
Occorre rompere il muro dell’indifferenza politica e mediatica, rilanciando il tema in maniera determinata e decisiva, e questo non possono che farlo le forze della Sinistra e in particolar modo Sinistra Ecologia Libertà: è compito di una Sinistra efficace e moderna quello di proporre una politica economica nuova e di avviare delle iniziative serie per sostenere nell’immediato le categorie più a rischio e restituire dignità al lavoro ed alla condizione giovanile in questo Paese.
Una grande sfida di civiltà per il Paese, sulla quale torniamo dopo essercene occupati in passato con una serie di eventi, discussioni e riunioni a tema, culminati con l’evento pubblico del 6 maggio scorso* e che troveranno compimento, almeno nel nostro contesto regionale, con la proposta di legge ormai prossima ad opera del gruppo consiliare di SEL alla Regione Abruzzo.
Sarebbe un grave errore parlare di reddito minimo garantito assimilandolo ad una misura “della solita sinistra obsoleta ed assistenzialista” che non fa i conti con la realtà, è piuttosto una sfida di modernità, di diritti e di riscatto per i lavoratori, e in particolar modo per i lavoratori partoriti dalla famosa “legge 30” : avere dalla propria parte la sicurezza di una retribuzione minima permette di non cedere ai ricatti sul posto di lavoro, alle offerte di lavoro in nero e mal retribuito, alla criminalità organizzata e alle sue “liste di collocamento” illegali, permette ad uno Stato di riformulare le leggi del mercato del lavoro non basandole sulla flessibilità estrema ma sull’allargamento delle tutele e delle protezioni sociali per garantire una piena e buona occupazione.
Nella dimensione europea soprattutto in quei paesi ritenuti “virtuosi” o comunque in situazioni economiche migliori della nostra gli strumenti di sostegno al reddito (che siano essi sussidi di disoccupazione o reddito sociale) sono tra i più avanzati: pensiamo al sussidio inglese (che nemmeno i governi conservatori e neo-liberisti degli anni 80 ebbero il coraggio di tagliare o di annullare), a quello tedesco o al reddito minimo detto “di solidarietà e di inserimento sociale” istituito in Francia nel 1990 da un governo socialista nel periodo della presidenza Mitterand.
Nonostante la risoluzione approvata dal Parlamento Europeo spinga i paesi dell’Unione ad istituire questo importante strumento di civiltà, l’Italia, la Grecia e l’Ungheria finora hanno evitato di recepire la normativa, lasciando i giovani e le fasce più deboli delle popolazioni in una condizione di abbandono istituzionale.
Quindi anche in questo siamo simili ai nostri colleghi di Atene: giudicati dalla Troika (il trio Ue-Fmi-Bce) paesi spendaccioni e contemporaneamente con una generazione intera posta in uno stato di definitiva assenza di futuro.
Ad ogni modo, per far fede alla nostra onestà intellettuale dobbiamo dire che le forze della sinistra e del centro-sinistra si sono mosse da tempo su questo tema.
Il decreto legislativo del 18 giugno 1998 aveva iniziato un periodo di prova per forme di reddito minimo di inserimento in determinate aree in difficoltà, periodo che durò fino al 31 dicembre del 2000.
Nella legislatura 2001-2006 (quella dei governi Berlusconi II e III) diverse furono le iniziative dei parlamentari dell’Ulivo e della Sinistra :
- Nel 2001 la proposta di legge “Istituzione della retribuzione sociale” presentata dai deputati Fausto Bertinotti, Nichi Vendola, Franco Giordano, Alfonso Gianni, Giuliano Pisapia e da altri;
- Nel 2002 il disegno di legge “Istituzione di un sostegno contro la disoccupazione e la precarietà del lavoro attraverso il Reddito sociale minimo (Rsm)” su iniziativa, tra gli altri, dei senatori Cesare Salvi ed Achille Occhetto. Il testo recepiva la legge di iniziativa popolare presentata dal comitato promotore (composto da varie associazioni, riviste e centri sociali) alla Camera dei deputati nel 1999;
- Sempre nel 2002 la proposta di legge “Istituzione del reddito sociale per il sostegno contro la disoccupazione e la precarietà del lavoro” presentata, tra gli altri, dai deputati Paolo Cento, Gloria Buffo e Fulvia Bandoli;
- Nel 2003 la proposta di legge “Istituzione del reddito minimo di inserimento”, firmata da vari deputati del centro-sinistra come Fabio Mussi, Livia Turco, Katia Belillo, Rosy Bindi, Armando Cossutta,Carlo Leoni e tanti altri.
Infine, anche durante la scorsa legislatura alcuni senatori del Pd hanno presentato una proposta sul reddito minimo di cittadinanza nel giugno del 2011.
Forme di reddito garantito, o “di cittadinanza”, si sono concretizzate anche grazie all’operato dei falcidiati Enti Locali, in particolare delle Regioni che, in seguito alla riforma del titolo V della Costituzione, hanno le competenze per legiferare in tal senso. E’ un segno, questo, della necessità e dell’urgenza di un provvedimento del genere.
E’ un fatto straordinario che Lazio, Marche, Emilia Romagna e Campania anche grazie allo stimolo propositivo delle forze della Sinistra si siano mosse in questa direzione destinando le risorse a soggetti quali i “disoccupati”, “inoccupati” e “precariamente occupati”.
La Campania in particolare si è mossa in anticipo, introducendo già dal 2004 una forma di sussidio mensile alle famiglie con un reddito inferiore ai 5000 euro denominato “reddito di cittadinanza”, ma con criteri in parte differenti rispetto ai modelli standard delle altre regioni.
Quello che più fa riflettere di ognuno di questi disegni di legge è che tutti, anche tramite forme diverse, riescono a stabilire la copertura finanziaria, segno che il triste ritornello delle destre e dei liberisti sul fatto che uno strumento come il reddito minimo sarebbe insostenibile per le casse dello Stato è solo debole propaganda.
E’ stato calcolato, infatti, che a copertura delle spese per l’istituzione a livello nazionale del reddito minimo garantito occorrono non più di 15-16 miliardi, risorse individuate facilmente dalla contro-manovra presentata da Sinistra Ecologia e Libertà incentrata su alcune determinanti scelte :
- La patrimoniale straordinaria (accompagnata da una strutturale)
- La riduzione delle spese militari e il ritiro dall’Afghanistan
- L’adeguamento della tassazione delle rendite finanziarie a quelle dell’aliquota fiscale dei lavoratori dipendenti
- La reintroduzione della tassa di successione
- La Tobin Tax a livello Europeo
- Reintroduzione del falso in bilancio e lotta alla corruzione
- Tassazione delle emissioni di CO2
- La messa a gara delle frequenze tv
- Una seria tassazione dei capitali scudati, dal vergognoso 5% ad un più equo 20%.
Con il reddito sociale riusciremmo ad effettuare il vero patto generazionale che serve a questo Paese, che non consiste nelle sciocchezze del “dare meno ai padri e più ai figli”, ma nell’assicurare una continuità di reddito ai lavoratori ed alle giovani generazioni, e un assegno dignitoso ai futuri pensionati.
Proprio perché abbiamo idee chiare in merito noi di SEL dobbiamo essere vigili e critici, nel nostro ruolo di opposizione sociale nei confronti del nuovo Governo che al reddito minimo ha accennato solo timidamente, ignorando del tutto il provvedimento nella manovra finanziaria presentata Lunedi 5 Dicembre 2011.
Anche oggi il punto sulla riduzione della Riserva Naturale del Borsacchio è stato rimandato per mancanza del numero legale!
